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GIAMPIERO COMBI

Nel 1934 si disputò in Italia il secondo Campionato del Mondo. Non vi presero parte l'Uruguay, per protesta per la scarsa partecipazione europea ai suoi mondiali del 1930, né l'Inghilterra che come al suo solito si astenne, ma vi si iscrissero trentadue nazioni, ventuno delle quali europee.

La nazionale azzurra si aggiudicò il titolo mondiale disputando il 10 giugno a Roma, allo Stadio Nazionale del Partito Fascista, la finale contro la Cecoslovacchia. La partita si concluse ai tempi supplementari con il punteggio di 2-1. Le reti furono realizzate dal cecoslovacco Puc 71' e dagli azzurri Orsi 81' e Schiavio 95'. Arbitro dell'incontro lo svedese Eklind. Questa la formazione azzurra scesa in campo: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti L., Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari Giovanni, Orsi. Commissario Unico: Vittorio Pozzo.

Di quella squadra vittoriosa, una delle colonne portanti fu Giampiero Combi (Torino, 20.11.1902 - 1956).

Nella leggenda della Juventus e della nazionale d'anteguerra, è lui il portiere per antonomasia. Ha una statura quasi impossibile per il ruolo (è poco sopra il metro e settanta), ma supplisce con il senso della posizione, lo scatto fulmineo, il colpo d'occhio, la freddezza, oltre ad una meticolosa preparazione. Impiega anche un'ora per vestirsi a puntino. Destinato dal padre a seguire un'avviata azienda di liquori, asseconda invece l'istinto che lo vuole tra i pali dei bianconeri: il ragazzino che giocava in Piazza d'Armi, a venti anni debutta già in prima squadra. Intelligente, onesto, in campo conserva uno stile asciutto, che rifugge da ogni gesto plateale.

In azzurro arriva ventiduenne, ma l'esordio coincide con una delle rare giornate nere: così l'Italia è sonoramente sconfitta dall'Ungheria 7-1 anche per i suoi errori marchiani. Si prenderà ampie rivincite, con le fidate sentinelle Rosetta e Calligaris davanti, sia in nazionale (per nove anni) che nella Juventus (vince 5 scudetti, il primo nel 1926 e l'ultimo nel 1934). Si ritira alla fine di quel campionato, con 351 gare alle spalle tutte in bianconero. Ma l'infortunio toccato a Ceresoli, alla vigilia dei mondiali, induce Pozzo a richiamarlo in servizio: lui si fa trovare pronto ed affidabile come sempre, contribuisce alla vittoria della Coppa Rimet (chiudendo la sua carriera in nazionale con 47 presenze).

Appesi gli scarpini apre un bar a Torino. Lo cercano nel 1951 perché faccia parte della Commissione Tecnica Federale: esperienza breve. Muore prematuramente nel 1956, colpito da infarto, mentre guida l'auto.
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